Il sistema di rientro (atterraggio o ammaraggio) è composto da
un paracadute direzionale controllato da un sistema a microprocessore, a sua
volta alimentato da un ricevitore GPS montato
a bordo della capsula, con lo scopo di rilevare le coordinate
geografiche.
Il computer le analizza e comanda un servomotore che aziona i
due tiranti del paracadute direzionale, dirigendosi verso un punto predefinito
per l'atterraggio (o ammaraggio).
Con questo sistema si ottiene un rientro automatico di
precisione e si riuscirebbe a "planare" persino controvento.
Per facilitare il lavoro di rilevamento del GPS è previsto
inoltre l'ausilio di una bussola elettronica con la funzione di monitorare la
direzione di discesa della capsula.
Il software assolverà alle seguenti funzioni:
- Ricezione dalla seriale RS232 delle stringhe che forniscono le coordinate
geografiche attuali
- Controllare la direzione di volo rilevata con la bussola elettronica
- Confrontare questi dati con le coordinate predisposte per il punto di
atterraggio
- In base all'errore rilevato attivare uno delle due uscite che pilotano il
servomotore, avvolgendo o svolgendo i tiranti direzionali del paracadute.

Costruzione del paracadute:
Contrariamente ai soliti paracadute usati per il lancio di
carichi pesanti, quello in oggetto non ha la classica forma emisferica, bensì
è realizzato con due fogli di tessuto collegati da diverse "centine"
verticali, in modo formare delle camere d'aria interne che vengono gonfiate dal
flusso d'aria.
Il "materasso" così creato è fissato ad una serie di
stralli (cimette) che si uniscono a due distinti attacchi posti in prossimità
del corpo vettore. Ciò permette di realizzare una sorta di profilo alare in
grado di scivolare letteralmente sull'aria, anche controvento.
Sulle estremità esterne è collegata un'altra coppia di stralli
che se vengono tirati deformano il profilo conferendo una certa capacità
direzionale permettendo così di ruotarlo nella direzione voluta.
Il servomotore direzionale è formato da un motore a corrente
continua pilotato da un ponte ad "H" dotato di MOSFET, a sua volta
controllato dal microcontroller e dal sistema GPS.
Il rocchetto avvolgitore dei tiranti direzionali è fissato al
motore tramite una demoltiplica.
Il paracadute è costruito con tessuto di nylon rinforzato da
fibre di kevlar, del tipo usato nel settore nautico per gli spinnaker delle
imbarcazione a vela da competizione.
I tiranti e gli stralli sono costruiti con funi in kevlar. Sarà
inoltre inserito un dispositivo di ammortizzazione dello shock meccanico al
momento dell'apertura.
Per garantire la corretta espulsione ed apertura, il paracadute
principale sarà trainato da un paracadute pilota di piccole dimensioni.
Il meccanismo di espulsione consiste nell'apertura di un
portello presente nel vano paracadute, immediatamente sottostante la capsula
payload.
Lo sgancio sarà attivato con un servomotore che libererà un
chiavistello posto a lato del portello.
Una dispositivo a molla espellerà il paracadute pilota, che a
sua volta trainerà all'esterno il paracadute principale.
Con questa configurazione è possibile anche studiare una
espulsione differita dei due paracadute, ad alta quota solo quello pilota e a
bassa quota sarà espulso anche quello di atterraggio guidato.