Sistema di espulsione laterale del paracadute

I motori ibridi non dispongono di un sistema di deploy integrato, presente invece nei motori commerciali di piccola potenza.
Questo accorgimento semplifica la progettazione del modello in quanto evita di prevedere dei sistemi di espulsione del paracadute autonomi, con semplificazione dell'insieme e minor peso complessivo.
E' anche vero che il metodo di far detonare una piccola carica pirotecnica all'interno del razzo, con l'intento di creare una sovrapressione e cosi' espellere l'ogiva e annesso paracadute e' alquanto grossolana e primitiva.
Inoltre questo sistema lascia molto a desiderare in termini di affidabilita' e non da' garanzia di tempi esatti.
La piu' frequente causa di perdita o distruzione dei razzomodelli e' infatti dovuta alla mancata oppure precoce espulsione del paracadute.
Non ultimo, veder atterrare un razzo scomposto in diversi pezzi appesi sotto il paradadute ha un aspetto... poco professionale.
Il sistema illustrato su queste pagine e' un sistema diverso e piu' evoluto, in quanto non impiega cariche esplosive, il momento esatto dell'espulsione e' deciso dall'operatore a terra a prescindere dal profilo di volo, e' molto piu' affidabile e presenta un tocco di eleganza in piu'.
Si tratta di un sistema radiocomandato con un servomotore che attiva lo sblocco di un portellone laterale che a sua volta libera il paracadute.
Il radiocomando e' di comune impiego aeromodellistico, per offrire la massima garanzia di affidabilita'.
Ha una portata di diversi chilometri ed assicura una notevole immunita' ai disturbi radioelettrici di carattere atmosferico o industriale.
Ovviamente occorre accertarsi che sul campo di volo non siano attivi altri radicomandi sullo stesso canale, ma questa verifica e' una prassi comune per gli aeromodellisti coscienziosi.
Nel mio caso dispongo di impianti radio della Multiplex operanti sulla frequenza di 40 Mhz, omologate dal Ministero delle Telecomunicazioni.
La ricevente e' un modello miniaturizzato e leggero e dispone di 5 canali utili.
La batteria e' il classico accumulatore NiCd a 4,8 volt e il servocomando e' un FS40 "Pico" da 15 Ncm di coppia, date le dimensioni e peso contenuti viene installato normalmente sugli alianti.
Lo scopo del servocomando e' quello di azionare un'astina in acciaio armonico che sblocca una coppia di chiavistelli installati sul portellone.
Il meccanismo e' molto semplice e si puo' comprendere nel disegno e nelle foto che seguono.
L'asta in acciaio e' sdoppiata subito prima del primo chivistello e prosegue verso il secondo.
Il chiavistello e' composto da una serie di tre tubetti in ottone da 3 mm, i due laterali sono fissati all'estremita' del vano paracadute, quello centrale e' invece fissato al portellone mobile.
Dentro i tubetti scorre l'asta in acciaio da 2 mm. Quando questa e' inserita i tre tubetti sono attraversati dalla stessa e sigillano il portellone.
L'apertura del portellone e' garantita in ogni condizione dalla presenza di una molla a spirale inserita a fianco della cerniera. E' costruita con filo di acciaio armonico da 0,6 mm di spessore.
Quando il servocomando viene azionato, l'astina viene estratta dalla sua sede liberando il tubetto centrale e il portellone viene sbloccato.
I chiavistelli sono disposti alle due estremita' del portellone in modo da chiuderlo con sicurezza.
Quando il portellone viene sbloccato il paracadute pilota (un semplice calotta emisferica da 30 cm di diametro) prende il vento e trascina all'esterno anche il paracadute principale, assicurando la completa apertura in pochi istanti.
Il vano paracadute e' rinforzato con dei longheroni per evitare la flessione o rottura dell'airframe e il corpo missile e' costruito con materiali particolarmente rigidi, quali carbonio, kevlar e resina espoxy.

Lo schema di funzionamento

Il vano payload con la ricevente e il servocomando

Il portellone